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umanitarie


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La missione di O.A.S.I.

Negli anni in cui attraversavo il deserto del Sahara al seguito della Parigi Dakar scorgere in lontananza le palme ed un puntino verde nella sabbia significava avere raggiunto un’oasi, un luogo sicuro ove dissetarsi, ristorarsi e recuperare le energie. Sia la persona infortunata e sofferente, sia l’atleta che ha riportato un trauma, hanno bisogno di un luogo ove si sentano sicuri, protetti e curati in modo da poter recuperare la forma fisica prima di ripartire ed affrontare le sfide della vita: una “oasi medica” un luogo che accoglie, protegge, cura il fisico e ristora lo spirito.

Il Dr. Alberto Gobbi


Questa è la mia missione, la mia O.A.S.I., l’ Orthopaedic Arthroscopic Surgery International:

Ortopedia è la mia specializzazione;

Arthroscopic simoboleggia il mio amore per l’artroscopia;

Surgery rappresenta il tentativo di eseguire una chirurgia mini invasiva;

International ovvero la globalizzazione della cultura.

Nei paesi più avanzati la tecnologia favorisce la ricerca bioclinica, capace di spingersi sempre più lontano: questa conoscenza non deve inaridirsi, ma espandersi attraverso la condivisione, poiché il sapere è il più potente mezzo di evoluzione che l’uomo possegga e la cultura contagia chi desidera apprendere e tramandare.

Molti anni fa cercai di offrire il mio contributo come medico volontario recandomi nei paesi più poveri ed aggregandomi a progetti di organizzazioni umanitarie; tuttavia per quanto dessi tutto me stesso continuavo a sentirmi come una goccia nell’oceano, parlavo ai medici locali in un linguaggio sconosciuto di cose che neppure immaginavano. Capii che era qui, in Italia, che avrei dovuto creare una scuola che trasmettesse le nozioni, i metodi e le tecniche artroscopiche che io stesso avevo appreso con molti anni di fatica e studio negli USA. Nacque quindi il programma fellowship internazionali di O.A.S.I. che, attraverso borse di studio, finanzia l’istruzione in Italia di giovani e promettenti medici stranieri.

Gli esordi furono molto difficili, venni persino accusato di favorire l’immigrazione clandestina. La vera svolta arrivò quando incontrai all'Ospedale San Raffaele il Dr. Giuliano Brumat della AISPO, organizzazione umanitaria voluta da Don Verze’. Il Dr. Brumat mi incoraggio’ a proseguire con questa iniziativa, promettendomi il sostegno della AISPO: alcuni amici, tra cui Anna Zegna, Tito Lombardini e l’Ing. Giampiero Pesenti fornirono tramite le loro Fondazioni i primi aiuti per l’istituzione delle borse di studio. Oggi, a distanza di 10 anni, molti medici hanno usufruito dei nostri programmi di studio arrivando da India, Giappone, Filippine, Polonia, Cina e Grecia. Con loro ho condiviso nel corso degli anni non solo le conoscenze e l’esercizio della professione medica, ma anche la vita di tutti i giorni e un sincero sentimento d’amicizia: molti hanno alloggiato a casa mia e una volta tornati in Patria si sono prodigati per diffondere e mettere in pratica quanto appreso, perché questo è il nostro obiettivo primario.

Alcuni nostri “ex-fellow” oggi eseguono difficili interventi di chirurgia artroscopica in ospedali dell’ India e delle Filippine, mantenendo con inalterato entusiasmo i contatti con la O.A.S.I., illustrando i loro progressi e chiedendo consigli. Altri invece stanno proseguendo nel settore della ricerca, vivono in USA od Australia, da dove ci tengono aggiornati sulle loro ricerche, dandoci l’opportunità di interagire con i responsabili dei loro centri e realizzando progetti comuni. Grazie a tutto ciò ormai da anni si è creata una rete infinita di contatti, favorita dall’elevato spessore scientifico delle nostre ricerche.

Purtroppo oggi in Italia la sanità pubblica in molti casi è divenuta il triste simbolo della spersonalizzazione dell’individuo: le scelte di alcuni medici sono condizionate più dal codice DRG, che determina i rimborsi regionali, che dal giuramento di Ippocrate. Le richieste dell’ammalato ed il quadro clinico del giovane o dell’anziano, dello sportivo o del sedentario non hanno più importanza, sono altri i parametri che guidano le scelte. La verifica dei risultati conseguiti in relazione agli insuccessi è mera utopia per i manager che gestiscono la sanità.

Nel nostro Paese pochi medici spendono gran parte del proprio tempo in ricerca e studio, e purtroppo, quasi sempre sono costretti a farlo al di fuori delle Università. Perchè nei meeting internazionali si vedono così pochi italiani? Abbiamo ottime individualità, storia, cultura e fantasia, eppure se presi nell’insieme come società scientifica nel mondo contiamo poco: siamo disuniti, contradditori e poco propensi al sacrificio.

I giovani medici stranieri provenienti da paesi che noi consideriamo “terzo mondo” mi hanno insegnato quali capacità, impegno, tenacia e spirito di sacrificio abbiano i popoli che noi, a torto, consideriamo “in via di sviluppo”.

Per cercare di migliorare il nostro progetto nel dicembre 2007 ho deciso di costruire una Fondazione senza fini di lucro creata in memoria di mio padre Augusto, medico e ricercatore all' Università di Milano: è nata così la Oasi Bioresearch Foundation Gobbi Onlus che ha per statuto la ricerca e lo scambio culturale.

Ringrazio di cuore chi ha creduto nelle iniziative e mi ha incoraggiato in Italia e nel mondo, i miei amici dell’Arthroscopy Association of North America e dell'ISAKOS, che mi hanno insegnato a lavorare in gruppo verso il comune obbiettivo di diffondere l’ artroscopia, e soprattutto chi mi ha mostrato dove puo’ arrivare “Chi crede in Dio e sa farselo amico spendendo tutto sè stesso per aiutare gli altri”.


Il Dr. Alberto Gobbi,       

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