Ortopedia
è la mia specializzazione;
Arthroscopic
simboleggia il mio amore per l’artroscopia;
Surgery
rappresenta il tentativo di eseguire una chirurgia
mini invasiva;
International
ovvero la globalizzazione della cultura.
Nei
paesi più avanzati la tecnologia favorisce la ricerca
bioclinica, capace di spingersi sempre più lontano:
questa conoscenza non deve inaridirsi, ma espandersi
attraverso la condivisione, poiché il sapere è il
più potente mezzo di evoluzione che l’uomo possegga
e la cultura contagia chi desidera apprendere e tramandare.
Molti anni fa cercai di offrire il mio contributo
come medico volontario recandomi nei paesi più poveri
ed aggregandomi a progetti di organizzazioni umanitarie;
tuttavia per quanto dessi tutto me stesso continuavo
a sentirmi come una goccia nell’oceano, parlavo ai
medici locali in un linguaggio sconosciuto di cose
che neppure immaginavano. Capii che era qui, in Italia,
che avrei dovuto creare una scuola che trasmettesse
le nozioni, i metodi e le tecniche artroscopiche che
io stesso avevo appreso con molti anni di fatica e
studio negli USA. Nacque quindi il programma fellowship
internazionali di O.A.S.I. che, attraverso borse di
studio, finanzia l’istruzione in Italia di giovani
e promettenti medici stranieri.
Gli esordi furono molto difficili, venni persino accusato
di favorire l’immigrazione clandestina. La vera svolta
arrivò quando incontrai all'Ospedale San Raffaele
il Dr. Giuliano Brumat della AISPO, organizzazione
umanitaria voluta da Don Verze’. Il Dr. Brumat mi
incoraggio’ a proseguire con questa iniziativa, promettendomi
il sostegno della AISPO: alcuni amici, tra cui Anna
Zegna, Tito Lombardini e l’Ing. Giampiero Pesenti
fornirono tramite le loro Fondazioni i primi aiuti
per l’istituzione delle borse di studio. Oggi, a distanza
di 10 anni, molti medici hanno usufruito dei nostri
programmi di studio arrivando da India, Giappone,
Filippine, Polonia, Cina e Grecia. Con loro ho condiviso
nel corso degli anni non solo le conoscenze e l’esercizio
della professione medica, ma anche la vita di tutti
i giorni e un sincero sentimento d’amicizia: molti
hanno alloggiato a casa mia e una volta tornati in
Patria si sono prodigati per diffondere e mettere
in pratica quanto appreso, perché questo è il nostro
obiettivo primario.
Alcuni nostri “ex-fellow” oggi eseguono difficili
interventi di chirurgia artroscopica in ospedali dell’
India e delle Filippine, mantenendo con inalterato
entusiasmo i contatti con la O.A.S.I., illustrando
i loro progressi e chiedendo consigli. Altri invece
stanno proseguendo nel settore della ricerca, vivono
in USA od Australia, da dove ci tengono aggiornati
sulle loro ricerche, dandoci l’opportunità di interagire
con i responsabili dei loro centri e realizzando progetti
comuni. Grazie a tutto ciò ormai da anni si è creata
una rete infinita di contatti, favorita dall’elevato
spessore scientifico delle nostre ricerche.
Purtroppo oggi in Italia la sanità pubblica in molti
casi è divenuta il triste simbolo della spersonalizzazione
dell’individuo: le scelte di alcuni medici sono condizionate
più dal codice DRG, che determina i rimborsi regionali,
che dal giuramento di Ippocrate. Le richieste dell’ammalato
ed il quadro clinico del giovane o dell’anziano, dello
sportivo o del sedentario non hanno più importanza,
sono altri i parametri che guidano le scelte. La verifica
dei risultati conseguiti in relazione agli insuccessi
è mera utopia per i manager che gestiscono la sanità.
Nel nostro Paese pochi medici spendono gran parte
del proprio tempo in ricerca e studio, e purtroppo,
quasi sempre sono costretti a farlo al di fuori delle
Università. Perchè nei meeting internazionali si vedono
così pochi italiani? Abbiamo ottime individualità,
storia, cultura e fantasia, eppure se presi nell’insieme
come società scientifica nel mondo contiamo poco:
siamo disuniti, contradditori e poco propensi al sacrificio.
I giovani medici stranieri provenienti da paesi che
noi consideriamo “terzo mondo” mi hanno insegnato
quali capacità, impegno, tenacia e spirito di sacrificio
abbiano i popoli che noi, a torto, consideriamo “in
via di sviluppo”.
Per cercare di migliorare il nostro progetto nel dicembre
2007 ho deciso di costruire una Fondazione senza fini
di lucro creata in memoria di mio padre Augusto, medico
e ricercatore all' Università di Milano: è nata così
la Oasi
Bioresearch Foundation Gobbi Onlus che ha per
statuto la ricerca e lo scambio culturale.
Ringrazio di cuore chi ha creduto nelle iniziative
e mi ha incoraggiato in Italia e nel mondo, i miei
amici dell’Arthroscopy
Association of North America e dell'ISAKOS, che
mi hanno insegnato a lavorare in gruppo verso il comune
obbiettivo di diffondere l’ artroscopia, e soprattutto
chi mi ha mostrato dove puo’ arrivare “Chi
crede in Dio e sa farselo amico spendendo tutto sè
stesso per aiutare gli altri”.